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eRumors: Cowash e Vernel nei capelli


La democrazia digitale è una gran bella cosa. Si da voce a tutti e tutti possono scegliere che voce ascoltare.
Il mio DNA libertario ed anarchico non mi permette di condividere la reprimenda di Umberto Eco che parlando dei social ha detto: “… ma danno anche diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano al bar dopo un bicchiere di vino e ora hanno lo stesso diritto di parola dei Premi Nobel”. È giusto che anche quelli che Eco considera “imbecilli” abbiano diritto di parola.
Tanto sono convinto che anche su internet la selezione della specie alla fine comunque prevarrà.

Tra i rimedi per capelli diffusi viralmente sul web me ne hanno segnalati 2:

il Cowash ed il Vernel

.

Il Cowash che significherebbe “lavarsi i capelli solo con il balsamo (conditioner wash only)” ha un preciso senso e per come sono formulati oggi la maggioranza dei balsami mi sembra una procedura assolutamente razionale. In USA vengono anche commercializzati “washing conditioner” proprio per questo tipo di uso. In sostanza visto che micca tutti possono valutare la quantità di polimeri cationici ed emollienti che per coacervazione si vuole depositare sui capelli, il balsamo viene formulato per un preciso equilibrio tra azione pulente e azione filmante. Visto che sul mercato sono già presenti shampoo+balsamo particolarmente efficienti, a volte basta cambiare l’etichetta ed alzare il prezzo per soddisfare il segmento della domanda di chi vuole proprio il COWASH.

Per qualche ragione a me misteriosa sul web è diventato uno scrub ai capelli, mescolando balsamo e zucchero e massaggiando energicamente.

IL COWASH: il lavaggio dei capelli alternativo
CAPELLI PERFETTI IN VACANZA!!! Ecco come ho fatto!

Ovviamente il vantaggio dello scrub ai capelli è che sarebbe un trattamento “NATURALE”, tanto nessuno nota che i cristalli di saccarosio micca sono naturalmente presenti in natura e che i polimeri ed emulsionanti cationici dei balsami sono tutti di sintesi.
Un altro vantaggio vantato è che così i capelli non verrebbero esposti ai “tensioattivi” cattivoni di uno shampoo, sempre che qualcuno riesca a spiegare perché i tensioattivi di uno shampoo sono cattivoni , mentre, magari gli stessi, dentro ad un balsamo , non lo sono più.

Scrub ai capelli ?
Visto che i capelli sono formati da tessuti biologicamente morti, non si lamentano, non possono! Poi chi ha detto che ai capelli non piaccia proprio il look satinato, essere sfibrati e avere 2 o 3 punte anziché una.
Evidentemente chi propone questo trattamento ha dimenticato come sono costituiti i capelli e che

basta pettinarli o sfregarli da bagnati per alzare la probabilità di rotture, sfibramenti e doppie punte.

Non serve pettinarsi con le bombe a mano per danneggiarli.

L’idea che “graffiarli/abraderli” con polveri o cristalli gli possa fare bene è assurda. I capelli non sono la pelle da cui ogni giorno gli strati più superficiali se ne vanno per essere sostituiti da quelli “nuovi” che risalgono.
La cuticola protettiva del capello, se rimossa non si riforma.
Una volta aperto un varco nella cuticola più esterna, la probabilità che l’adesività interfibra del capello non sia più sufficiente si alza enormemente.
Come in molte pratiche “autogestite”, sarà un problema di bias di conferma, ho l’impressione che chi sta promuovendo questo tipo di cowash non si renda conto di quanto sia assurdo uno scrub sui capelli.
Non mi spiego altrimenti il fatto che alcune blogger che pubblicizzano il trattamento pubblichino orgogliose in rete le proprie foto con capelli che a me sembrano proprio terribili, opachi e sfibrati.
Ovviamente se la procedura prevede che i cristalli o le polveri per scrub vengano completamente dissolte prima dell’applicazione il rischio di danneggiare i capelli si riduce sensibilmente.

Sempre sui capelli tra i rumori del web ce ne è un altro dove almeno il razionale è meno assurdo.
ACETO E VERNEL.
Si tratta di utilizzare un noto ammorbidente al posto del balsamo.

Le voci al riguardo sono discordanti, sia sulla marca dell’ammorbidente sia sul modello. C’è chi dice che debba proprio essere il Vernel Bianco.Non ho trovato informazioni coerenti e omogenee ma il razionale si spiega abbastanza: l’aceto è per garantirsi un pH dove le scaglie della cuticola non si allargano e l’ammorbidente è per apportare emulsionanti e polimeri cationici.Tecnicamente la formula di un ammorbidente adatto a trattare la lana potrebbe effettivamente funzionare. La lana è una fibra animale composta da keratina, molto simile ai capelli “umani”.

Il nonsense di questa procedura sta nel fatto che nel bene o nel male, in un cosmetico vengono garantite condizioni di sicurezza per essere applicato sulla pelle che in un ammorbidente neppure si sognano di studiare.
Al massimo ci si può preoccupare della tossicità per un contatto “accidentale” con la pelle delle mani di chi lava e perché eventuali tossine vengano rimosse dai vestiti con il risciacquo.
Il conservante del Vernel Bianco è il benzylthiazolinone di cui la sicurezza a contatto con la pelle non è nota e di cui se si comporta anche solo in modo simile ad altri thiazolinoni il rischio di reazioni è decisamente alto.
Senza contare tutti gli altri ingredienti di un ammorbidente che possono essere decisamente non adeguati al contatto con la pelle in un utilizzo cosmetico, specialmente nello scalpo dove la densità di follicoli piliferi amplifica il rischio penetrazione transcutanea.

Rodolfo Baraldini

pubblicato 2 agosto 2015

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