Non-nonsense cosmethic – Enciclopedia della Cosmesi – The Cosmesis Encyclopædia

E-Rumors: Olio di PALMA

Elisa mi scrive: ” Continuo a trovare pagine internet che dicono che l’olio di palma deve essere evitato assolutamente e che fa molto male.”
Renato Bruni di cui apprezzo molto il blog “Erba Volant” mi è venuto in soccorso con un commento: ” Sono in genere segnalazioni che confondono aspetto cosmetico e aspetto alimentare. In merito al quale, peraltro, non è sempre e assolutamente vero che i grassi di palma siano peggiori di altri, se assunti in quantità moderate. Il problema con la palma è nella dimensione della filiera e nei problemi ambientali connessi alla sua coltivazione intensiva. Sono problemi seri, ma a mio avviso fare campagne mediatiche basate sul terrore per la salute del consumatore è surrettizio e fuorviante.”

Da un po’, per filtrare la valanga di informazioni che ci investe ho adottato il motto:

Quando per promuovere una giusta causa si raccontano frottole, probabilmente la causa non è giusta.

Visto che la campagna di demonizzazione dell’Olio di Palma è al suo apice ed ha ricadute anche sulla cosmesi , vale la pena parlarne.

Si riconoscono nella campagna contro l’olio di palma i tratti della “ingredient tunnel vision” di tante altre campagne che attribuiscono agli ingredienti virtù o colpe ecologico-sociali che in realtà sono , se davvero ci sono, dei comportamenti umani.

Non si tratta solo di insensati e-rumors.
Se non si considerano le accuse di cancerogenicità ed altre fantasiose storie cresciute in rete , la campagna contro l’olio di palma è ben articolata,  con argomentazioni su diversi livelli: economico/politico, salutistico, ecologico .
Molte delle mie perplessità su questa campagna di demonizzazione dell’olio di palma le ho ritrovate in un sito ecologista francese che qui linko:
L’huile de palme est-elle si mauvaise pour la santé ?

Fare la guerra ad una sostanza per venderne un’altra .

Avendo riscontrato nella cosmesi come fosse frequente l’utilizzo del fear marketing e di campagne di demonizzazione di alcuni ingredienti col solo scopo di venderne altri mi sono posto la domanda di che interessi economico / politici ( a 60 anni non ho ancora capito se gli interessi politici e quelli economici sono cose separate ) potevano esserci dietro.
Non si tratta solo del business delle NGO e dell’enorme giro di soldi che spesso si cela dietro a tante “giuste cause”.
I principali promotori della campagna anti-palma sono WWF e Friends of Hearth.
Entrambe le organizzazioni hanno ricevuto negli ultimi anni milioni di €uro di finanziamento dalla commissione europea e alcuni toni della campagna appaiono evidentemente protezionistici contro un prodotto low cost che arriva da paesi poveri o in via di sviluppo.
I produttori di colza o soja di paesi europei non potranno mai abbattere i loro costi fino a diventare competitivi con l’olio di palma pertanto l’unica chance che hanno è introdurre barriere economiche, barriere normative o boicottaggi commerciali.
Le barriere economiche , in Francia si è tentato di introdurre una tassazione , la tassa Nutella, per disincentivare l’utilizzo di questo olio, si scontrano con gli accordi in sede WTO per il libero commercio.
Le barriere normative, ad esempio una norma che consideri non commercializzabili , con la scusa della salute, per uso alimentare oli con oltre il 50% di grassi saturi, sono insensate e bloccherebbero l’utilizzo anche di burro di cacao, burro di karitè ed altre decine di oli vegetali diversi dal palma oltre che praticamente tutti i burri e grassi animali.
Resta il boicottaggio commerciale creando un “movimento di opinione” che negativizzi il prodotto concorrente.

Fare la guerra ad una sostanza perché fa male alla salute.

Tutte le discussioni sulla nocività per l’uomo di una sostanza che non considerino la dose e l’esposizione per me sono sensate e scientifiche come le discussioni tra tifosi di calcio al bar.

Anche se molti consumatori e consumatrici che militano in questa guerra contro l’olio di palma ritengono che un prodotto vada boicottato per il solo fatto che c’è scritto “olio di palma” in etichetta,  immagino che chi ha promosso la campagna di boicottaggio  intenda non che l’olio di palma fa male alla salute ma che “troppo” olio di palma fa male alla salute , lasciando poi a successivi approfondimenti cosa significa “troppo” e di che tipo di olio di palma si stia parlando.

Infatti in commercio si trova spesso un olio di palma, bifrazionato ed ulteriormente raffinato che contiene più acido oleico che palmitico: prodotti chiamati al trading palm oleine o superoleine.

Ma anche fosse il tipo di olio di palma ad alto palmitico, si tratta di  un burro solido a temperatura ambiente che arriva solo alle industrie, non si capisce come si possa affermare che a qualunque dose, per la sua semplice presenza, dovrebbe essere nocivo per la salute.

Milioni di anni e di evoluzione hanno fatto si che noi e praticamente tutti i mammiferi per accumulare lipidi nel nostro corpo li sintetizziamo partendo dall’acido palmitico. Non il linolenico, il caprilico o l’erucico, proprio il palmitico, il principale costituente dell’olio di palma.
Ora se questi acidi grassi saturi fossero questo veleno tanto pericoloso per la nostra salute di cui quasi tutti parlano, sospetto che in qualche milione di anni di evoluzione ce ne saremmo accorti .

Un vero e proprio mainstream salutistico/medicale attribuisce al colesterolo nel sangue ed all’apporto dietetico di grassi saturi un fattore di rischio per le malattie cardiovascolari e l’aterosclerosi.

Ci sono molte evidenze e ricerche a confermarlo, manca però una comprensione della complessità delle relazioni causali  e alcune evidenze paradossalmente potrebbero smentire la tesi.
Popolazioni con alti consumi di grassi saturi ma bassa incidenza di malattie cardiovascolari ma anche l’ enorme diffusione di farmaci che abbassano la colesterolemia ma che non ha prodotto la desiderata significativa riduzione di malattie cardiovascolari.
Anche la relazione tra assunzione di acidi grassi saturi e colesterolemia è controversa.

In piena controversia scientifica su dati discordanti,   correttamente si parla di teoria o ipotesi colesterolo e lipidi saturi.

Anche assumendo come valida l’ipotesi colesterolo e grassi saturi , le ricerche sull’utilizzo dell’olio di palma non danno affatto una univoca indicazione sulla sua nocività, anzi.

Una ricerca danese in un confronto diretto tra consumo di olio di oliva o di olio di palma ad alto oleico  conclude: ” The relatively lower, and thereby more beneficial, plasma triacylglycerol concentration after the palm olein diet than after the olive oil diet was unexpected and may have been a beneficial effect of palm olein per se.”

In una esaustiva metanalisi condotta da ricercatori italiani  : Palm oil and blood lipid–related markers of cardiovascular disease  a systematic review and meta-analysis of dietary intervention trials , concludono: “…this meta-analysis indicates that PO may produce both favorable and unfavorable changes compared with the other primary dietary SFAs, MUFAs, and PUFAs, and almost no changes were observed in TC/HDL cholesterol and LDL cholesterol/HDL cholesterol ratios.”

Ancor più chiaramente:”  Our results do not support a link between PO substitution and reduction  of CVD mortality ” cioè ” i nostri risultati non supportano un collegamento tra la sostituzione dell’olio di palma e una riduzione della mortalità per malattie cardiovascolari.”

La tanto vantata nocività dell’olio di palma viene ancor più incrinata da una conclusione quasi comica di chi promuove il boicottaggio:

“Il Fatto Alimentare dice “no” all’olio di palma per motivi etici, ambientali e di salute e invita le aziende a sostituirlo con altri oli vegetali non idrogenati o burro.”

Non c’è bisogno di essere vegani per avere qualche dubbio sul fatto che troppo olio di palma sarebbe un grave rischio cardiovascolare mentre troppo burro NO !

La eventuale nocività di un olio è un concetto relativo e va comparata a parità di condizioni d’uso con altri oli o grassi.

Ci sono oli e grassi più adatti alla cottura e  frittura e oli e grassi più adatti al consumo a freddo.

 

Fare la guerra ad una sostanza perché fa male all’ambiente.

Da ecologista agnostico sono particolarmente sensibile ai temi ambientali.

Anche nelle problematiche ambientali è la dose che fa il veleno ed in questo caso la dose è evidentemente alta. Di olio di palma se ne produce veramente tanto. Oltre 50 milioni di tonnellate l’ anno, più di 7 kg pro capite, considerando tutta l’umanità.

Palm oil boom raises conservation concerns

L’accusa principale si riferisce alla deforestazione . Ma paradossalmente la produzione dell’olio di palma è proprio una delle più ecologicamente sostenibili.

Infatti la resa per ettaro coltivato è molto più alta che quella di altre piante oleifere.

 In sostanza per produrre una tonnellata di olio di palma di deve sfruttare ed eventualmente deforestare un ottavo o un decimo delle superficie necessaria a produrre la stessa quantità di olio di soia  o altri oli simili.  La resa produttiva dell’olivo è circa un quarto se ben irrigato , ma meno di un decimo se non irrigato.

Negli ultimi 15 anni la produzione di olio di palma è aumentata circa di 30 milioni di tonnellate l’anno.

Se avessimo voluto/dovuto aumentare della stessa quantità  la produzione del tanto di moda olio di colza mutato , la superficie di territorio da convertire a coltivazioni intensive ed eventualmente deforestare sarebbe stata 6 volte superiore, 7 volte per l’olio di girasole e quasi 10 volte per l’olio di soia.

Agricoltura e foreste sono antitetiche e non esistono produzioni agricole che non compromettano in qualche modo la conservazione dell’ambiente.

In questo contesto nazioni che hanno già da anni deforestato e sconvolto l’ambiente sono favorite, nessuno ci viene a chiedere di riforestare la pianura padana o boicotta gli ottimi meloni mantovani perché abbiamo distrutto i pioppeti.

L’olio di palma ha un costo al trading anche un 20% inferiore a quello dei più utilizzati oli alimentari. L’olio di oliva  molto più costoso, non è tra questi in quanto ha a livello mondiale un consumo inferiore ad un decimo dei principali oli.

L’alta resa ed una forte crescita nel suo utilizzo , anche per fini non alimentari, ha creato il problema di una forte accelerazione nella coltura della palma da olio negli anni in cui il costo del petrolio era particolarmente alto.  Questa coltura non è esclusiva di Malesia o Indonesia , tanto meno è esclusiva di aree dove vive l’Orangutan

Criminalizzando genericamente l’olio di palma si colpiscono produzioni dove non c’è nessun problema di deforestazione o peggio ancora produzioni dove , con un discreto costo, si è provveduto a certificare la sostenibilità e l’impatto ecologico.

Pochissimi  prodotti agricoli hanno certificazioni e norme di produzione dove viene valutato l’impatto economico , ecologico e sociale  come con il RSPO, Roundtable n Sustainable Palm Oils  .

Oltre il 18% dell’olio di palma sul mercato si è dotato di questa certificazione ” ecologico, sociale” che purtroppo manca in altre decine di prodotti agricoli che arrivano sul  nostro mercato da paesi molto più poveri, senza che nessuno si ponga domande sull’ impatto ecologico e sociale delle loro produzioni.

Non sarà che non c’è nessun produttore di caffè o cacao europeo a cui danno fastidio ?

Concludendo:

Non esistono oli perfetti  , certamente non lo è l’olio di palma, ma è un olio molto economico e versatile per vari utilizzi.

Nella cosmesi l’olio di palma in tutte le sue forme: burro rosso, burro bianco, palmoleina rossa, palmoleina bianca , superpalmoleina  può essere utilizzato con grande soddisfazione come emolliente vegetale.

In cucina personalmente  considero il palma bifrazionato ( tipicamente una palmoleina con valore iodine >56)  uno dei migliori per frittura: resiste all’inrancidimento ,  ha un alto punto di fumo e bassa formazione di polimeri.

Considero scorrette ed insensate le campagne di boicottaggio contro l’olio di palma anche perché non fanno nessun distinguo e non premiano una delle poche materie prime alimentari che ha fatto un grande sforzo per darsi dei disciplinari di produzione nel rispetto di valori ecologici e sociali.

Rodolfo Baraldini

 

pubblicato 6 febbraio 2015

Riferimenti:

Palm olein increases plasma cholesterol moderately compared with olive oil in healthy individuall

The cholesterol-heart disease hypothesis (critique)–time to change course?

Saturated_fat_and_cardiovascular_disease_controversy

Palm oil and LDL cholesterol

The effect of palmitic acid on lipoprotein cholesterol levels

Palm olein increases plasma cholesterol moderately compared with olive oil in healthy individuals

Comparison of the effects of diets enriched in lauric, palmitic, or oleic acids on serum lipids and lipoproteins in healthy women and men.

Palm oil boom raises conservation concerns

Multi-Country analysis of palm oil consumption and cardiovascular disease mortality for countries at different stages of economic development: 1980-1997

L’huile de palme est-elle si mauvaise pour la santé ?

Palm oil and blood lipid–related markers of cardiovascular disease: a systematic review and meta-analysis of dietary intervention trial


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