Non-nonsense cosmethic – Enciclopedia della Cosmesi – The Cosmesis Encyclopædia

ALLARME HENNA E COLORANTI ETNICI: Quanto sono sicuri ?

Inizio di reazione allergica con bolle alla cosiddetta BLACK HENNA (Bufala)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per la combinazione di chemofobia, disinformazione e ignoranza  una corrente di pensiero abbastanza diffusa ritiene che i prodotti etnici e derivati da “antichi rimedi” specie di culture lontane dalla nostra siano migliori, più sicuri o più efficaci.
Ne consegue che molti pensino che un antico rimedio ayurvedico o cinese sia più efficace e sicuro di un farmaco e che una colorazione o tintura “etnica”, sia più sicura di un qualunque colorante industriale.

E’ vero che tra gli “antichi rimedi ” ci sono ancora sostanze, estratti  il cui potenziale farmaceutico o cosmetologico deve essere adeguatamente sfruttato, ma da anni, anzi secoli, l’industria si è già appropriata delle conoscenze  di questi ” antichi rimedi” adattandoli ai propri fini e a volte migliorandoli.

Ricordiamo a titolo di esempio  che la aspirina non è altro che un derivato dell’ “antico rimedio ” dell’estratto di salice.

Per tinture e coloranti si vorrebbe privilegiare le “antiche misture vegetali” per lo più etniche, in particolare l’HENNA , da noi Hennè.
Se l’HENNA non è diventato l’ingrediente base delle colorazioni per capelli è per alcune limitazioni tecniche oggettive.

Nel caso dell’HENNA, l’estratto di Lawsonia colorante tradizionale in Africa ed India, l’industria da mezzo secolo ormai ne ha adottato il nome, anche quando ha fornito prodotti sintetici spacciandoli per derivati vegetali.

Le industrie cosmetiche hanno provato in tutti i modi ad adottare gli estratti vegetali, con tutte le loro limitazioni, come ingredienti cosmetici.
Quando hanno provato a valutare la sicurezza e stabilità per poterli introdurre nelle produzioni industriali l’esito è stato negativo.

In termini di potenziale nocività anche l’HENNA vegetale non è considerata sicura e non solo per il rischio allergico irritativo . Sostanzialmente , per la presenza di naftoquinone , una eventuale reazione all’Henna vegetale  è relativamente rara ma possibile . Come si vede nella foto  piccola, anche  con bolle e vesciche.

Inoltre l’Henna vegetale produce una colorazione tendenzialmente rossa non molto coprente per i capelli . Per questo viene spesso modificata e scurita addizionando Phenylenediamine , anche in molte produzioni cosmetiche made in India o africane.

Il colorante etnico, derivato vegetale, che potrebbe dare una colorazione tendenzialmente nera è l’estratto di Indigo ( che in acqua ha una colorazione blu).

Quando invece la colore sulla pelle o sul capello è proprio nero si tratta quasi certamente di Phenylenediamine, ingrediente base talmente diffuso come surrogato dell’estratto di Lawsonia da essere chiamato comunemente BLACK HENNA .

Le colorazioni di origine vegetale, oltre ad essere meno intense e coprenti, comunque tendono a realizzare una sola nuance.

Non esiste un Henna derivato dalla Lawsonia, che dia colorazioni nere, o castane o bionde o neutre.

Le opinioni del Comitato Scientifico ( SCCP ) per poter utilizzare nelle tinture per capelli e nei pigmenti per tatuaggi l’HENNA o l’INDIGO non sono state positive.

Molti coloranti e tinture immessi sul mercato con l’immagine ed il nome del prodotto ETNICO in realtà sono “contaminati” da ingredienti pericolosi e spesso proibiti, come si rileva facilmente da alcuni sequestri.

Sequestri e Ritiri dal mercato di Coloranti e Tinture che si richiamavano all’Hennè ( HENNA )

Opinione del Comitato Scientifico Europeo per i prodotti cosmetici sull’utilizzo dell’HENNA nei tatuaggi

Opinione del Comitato Scientifico Europeo per i prodotti cosmetici sull’utilizzo dell’HENNA nelle tinture per capelli

Opinione del Comitato Scientifico Europeo sull’Indigo

Opinione del Comitato Scientifico Europeo sul Lawsone

PS. anche l’estratto di mallo di noce ( un’altro colorante vegetale in voga ) può contenere naftoquinone.

Rodolfo Baraldini

pubblicato 7 giugno 2012
 

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3 aggiornamenti

  1. ho letto con interesse il post ma perché attribuite la reazione del tatoo nella foto al naftoquinone, quando è ovvio che si tratta di un “black tatoo” con paraphenildiammina? La lawsonia può dare raramente reazioni allergiche (di solito simili al raffreddore da fieno), è pericolosa per chi soffre di favismo, quindi non è esente da pericoli ma di certo non quelli della foto (dove sotto c’è scritto, senza altre spiegazioni, “bufala”). Sarebbe buono correggere questa informazione fuorviante.

    • hai ragione, ma prima di correggere devo risalire alla fonte della foto per vedere se era affidabile e se attribuiva la reazione all’ henna o al ppd.
      Le reazioni allergiche all’henna senza ppd sono molto più rare di quelle al ppd, ma ci sono e sono riportate in letteratura. Solo una, quella della parrucchiera inglese mi risulta abbia manifestato i sintomi del raffreddore da fieno che descrivi ( Majoie IM., Bruynzeel DP. Occupational immediate-type hypersensitivity to henna in a hairdresser. Am J Contact Dermat, 7; 38-40, 1996), le altre poche decine di casi riportati di reazioni all’henna ( negative al ppd ) si sono manifestate per lo più con dermatiti ectopiche o lichenoidi ed in un caso ( ma aveva 3 anni) bollose.

      • La foto, utilizzata anche dalla FDA è descritta come “reazione allergica su una ragazza 14enne. Dr. P. Marazzi.” si riferisce molto probabilmente ad una reazione al Black Henna, ma la FDA dichiara di aver ricevuto segnalazioni per reazioni a prodotti per Tatuaggio temporaneo venduti sia come Henna che come Black Henna. Non ho trovato foto di reazioni allergiche all’henna certamente negative al PPD .

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